Arrampicata & PULIZIA

Il binomio arrampicata e pulizia è un argomento delicato, quasi educativo, sicuramente sempre più attuale visto che la frequentazione di alcune falesie sta aumentando a dismisura e chi si avvicina al nostro sport spesso salta direttamente da una palestra “urbana” ad una falesia senza passare per quel percorso alpinistico che prevede o prevedeva un minimo di cultura ambientale.

 

Il concetto fondamentale è che sarebbe molto bello, quando andiamo a scalare da qualche parte

non lasciare alcun segno del nostro passaggio

una volta terminata la bella giornata, così che chi viene dopo di noi possa godere appieno della natura incontaminata. Bello, no? Sono sicuro che tutti voi sottoscriverete e provate piacere nell’arrivare in una falesia pulita. Ma forse non tutti sanno che dopo la nostra dipartita non passerà la nettezza urbana a raccogliere cartacce, bottigliette di plastica o a spazzolare le prese. Per non parlare dei bisogni corporei o, sembrerà pazzesco, degli assorbenti igienici!!!

Ecco che quindi il kit dell’arrampicatore: scarpette, imbrago, corda, rinvii, … va quindi ampliato con qualche attrezzo a prima vista strambo: spazzolino, palettina, spugnetta, tappetino, un sacchettino o due, e per i più zelanti carta igienica biodegradabile.

 

LA ROCCIA

Partiamo dall’elemento principe, la roccia: placche grigie verdoniane, onde inframmezzate da buchetti, canne strapiombanti, muri gialli a tacche, …. Diciamocelo, queste immagine ci fanno sognare, sudare le mani, siamo capaci di parlare mezz’ora di un movimento per passare da una tacca ad un buco rovescio.

Purtroppo anche la roccia più bella si usura dopo molti passaggi, si leviga, si unge in gergo arrampicatorio, e ahimè non esiste un metodo per eliminare questo effetto ma qualcosa si può fare. Un modo per rallentare in maniera importante questo effetto è spazzolare e soffiare via la magnesite dalle prese, con delicatezza, dopo ogni salita, quantomeno nei punti di maggior accumulo. L’attrezzo da usare è un normalissimo spazzolino da denti, oramai in commercio le ditte specializzate in arrampicata ne hanno fatto di tutti i tipi, anche belli, se non piace usare il vecchio spazzolino mentadent che non va più bene per i vostri denti ma va benissimo per la roccia. Si spazzola qualche secondo, si soffia via la magnesite e quindi si diminuisce lo sfregamento di quest’ultima sulla roccia quando la nostra mano stringerà la presa.

 

 

 Lo spazzolino va sempre portato con sé, tutti i sacchettini della magnesite prevedono un punto in cui si possa infilare (nella foto un tipico esempio con uno spazzolino oramai consumato a forza di spazzolate) o va anche bene un cordino con un piccolo moschettone, più pratico da prendere e riporre se siete degli spazzolatori seriali….

 

Nei settori strapiombanti dove non bagna durante le piogge sarebbe poi opportuno almeno una volta all’anno bagnare le prese dopo spazzolate, ma lasciamo questo lavoro a qualche local volenteroso che frequenta la parete con continuità. Bellissimo sarebbe che i gruppi locali organizzassero dei cleaning day dedicati al lavaggio vero e proprio della parete.

Altro tema che sento particolarmente è quello dei bollini di magnesite per indicare appigli e appoggi. Capisco che si possa fare un segno su una presa un po’ nascosta o su un appoggio che rimane coperto, ma molto spesso si trovano delle vie dove ogni singola presa viene indicata con un bollino bianco. Personalmente penso che uno dei fattori della prestazione arrampicatoria sia anche quello di ricordarsi i movimenti di una via; particolarmente su vie lunghe più di 25/30m, vi assicuro che quando le braccia iniziano a gonfiarsi e il sangue abbandona il nostro cervello è estremamente complesso ricordarsi i movimenti finali piuttosto che seguire una pista di bollini bianchi!

Detto quanto sopra comunque ognuno è libero di fare quello che vuole e se lo ritiene opportuno di facilitarsi la prestazione. Quello che però ritengo non sia corretto è di lasciare la via completamente bollata una volta che si sono terminati i tentativi della giornata. Così facendo si sta sostanzialmente precludendo l’arrampicata a vista a chi viene dopo di voi e ha il livello per provare la via in questo stile. Sarebbe quindi un’ottima abitudine quando ci si cala dall’ultimo tentativo della giornata cancellare, sempre con solito spazzolino, i bollini bianchi che avete posizionato.

 

L'ATTREZZATURA

La mescola delle suole delle nostre bellissime e sempre più costose scarpette di arrampicata è stata studiata per fare il massimo attrito possibile con la roccia, perché dovremmo quindi frapporre dei granelli di terra/polvere, fra a gomma e la roccia? Quindi non camminate con le scarpette ai piedi, che oltretutto fanno male e si deformano prima e abituatevi comunque a pulire la suola prima di partire su una via. Una spugnetta leggermente umida sarebbe perfetta, ma anche la poco piacevole a vedersi sputacchiata sulla suola e poi passata ripetuta con la mano va benissimo. Chiaramente dopo avere pulito la suola sarebbe il caso di non partire mettendo i piedi sulla terra alla base del tiro. Un sasso, un lembo del telo della corda, e per i perfezionisti un piccolo tappetino o uno strofinaccio manterranno intonse le vostre suole.

 

 

La corda è la nostra personale assicurazione, trattatela come la vostra migliore amica. Evitate ove possibile il contatto col terreno, usate un telo su cui deporla alla base delle vie. I granelli di sabbia che inevitabilmente si incastrano nella calza sono piccoli e acuminati coltelli se li guardate al microscopio e quando la corda si allunga e accorcia aumentano velocemente l’usura della calza. Oltretutto ne diminuiscono enormemente la scorrevolezza all’interno dei rinvii in caso di volo, scaricando quindi l’energia del volo prevalentemente sugli ultimi rinvii passati e non distribuendola su tutti. Lo stesso effetto provoca la magnesite che lasciamo abbondantemente sul metro di corda vicino al nodo quando ci recuperiamo sulla corda per avvicinarci ad un rinvio.


Una volta finita la giornata abituatevi a dare una pulita alla corda, fatela passare tenendola sul guanto di assicurazione o sulla vostra mano o su uno straccetto. In commercio esistono degli spazzolini appositi per eliminare i residui sabbiosi e se usati aumentano molto la durata della calza. Vi stupirete di quanta porcheria vi resta in mano passando lo spazzolino.

 

 

E una volta a casa vedete di riporre la corda in un luogo idoneo, non umido, non al sole, e se è umida dalla giornata di scalata lasciatela respirare e aprite la sacca per qualche ora.

Un’attenzione simile va usata anche per le fettucce dei rinvii e per i moschettoni. Questi sono molto più resistenti della corda ma se evitate che si sporchino di sabbia e una volta all’anno mettete una goccia di lubrificante nella molla, vedrete che dureranno molto di più.

 

SPAZZATURA

Mentre quanto trattato sopra potrebbe avere una valenza di consigli tecnici per gli arrampicatori, quanto trattiamo adesso è semplicemente la base di un’educazione civile e ambientale!

Una decina di anni fa il popolo della scalata era composto da pochissime persone, ci si conosceva tutti e si consideravano le falesie come una nostra seconda casa. Ora la frequentazione delle falesie è enormemente aumentata. Sicuramente si sporcava già ai tempi (ricordo benissimo le cicche di sigaretta schiacciate nei buchetti alla base delle vie o addirittura in pareti su vie di più tiri!) ma per una pura legge numerica, i rifiuti erano di meno e madre natura smaltiva con maggior facilità.

Portatevi a casa la vostra immondizia! Tutta!

Avete idea di quanto ci mettono alcuni dei nostri rifiuti a sparire? Per pura curiosità vi allego una tabellina “ecologica” e lascio a tutti noi trarre le conclusioni.

 

 

Anche sul materiale bio degradabile bisognerebbe fare una riflessione. Se vi dico di portare a casa o seppellire le bucce di banana mi darete del maniaco, ma in falesie super frequentate anche questo genere di rifiuti rende poco bello l’ambiente naturale, o se proprio volete lasciarle seppellitele o mettetele sotto ad un sasso.

 

BISOGNI CORPOREI

Eccoci alla parte meno piacevole. Chiaramente non si può impedire di andare in bagno in falesia, anzi sappiamo tutti che l’ansia e l’adrenalina da prestazione stimola il nostro corpo… ma le nostre bellissime falesie stanno diventando delle fogne a cielo aperto. Basta allontanarsi qualche metro dalle vie per trovare delle vere e proprie cloache. Qui vi risparmio le foto ma sui siti stanno iniziando a comparire anche queste. E quindi munitevi di palettina, carta igienica e sacchettino e seguite le istruzioni che ha disegnato in maniera impeccabile una mia amica del Nannai ad Ulassai in Sardegna. E mi raccomando, se seppellite la carta usate preferibilmente quella biodegradabile o al limite quella bianca. Capisco che le salviettine umidificate lascino le nostre parti intime impeccabili ma ci mettono anni a decomporsi per cui se proprio non ne potete fare a meno mettetele nel sacchettino e portatevele a casa.

 

 

Per terminare questo argomento fortemente didattico ricordate di urinare sulla terra e dove il terreno possa ricevere la pioggia, se lo fate sulle rocce o sui sassi l’odore resterà per molto tempo, per non parlare della base degli strapiombi dove non piove; non priviamoci del buon odore della natura!

 

 

L'autore di questo articolo: Marco Manfredini

Scalo assiduamente da quasi 30 anni, rubando ogni momento possibile al lavoro. Ho tre splendidi figli, Mattia, Anita e Maya. Fortunatamente mia moglie condivide la mia passione anche se non è malata come me. La scalata non è solo uno sport ma un modo di affrontare la vita e mi ha portato a girare tutta l’Europa a bordo di un piccolo Camper, libertà completa! Al mio attivo ho più di 150 vie di grado 8a o superiore. Dopo tanti anni ho piacere di condividere la mia esperienza, con la speranza di aiutarvi a non compiere alcuni errori che io ho compiuto in gioventù.

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