attraversata cresta ovest Grandes Jorasses e pensieri liberi sull'ALPINISMO

Silvia & Stefano sono una coppia in montagna e nella vita.

In questo articolo Stefano ci racconta la loro attraversata della cresta ovest delle Grandes Jorasses. Lasciatevi ispiare e prendete appunti per il vostro faldone (leggendo capirete) "Estate 2018".

 

"L’estate è ormai agli sgoccioli, i ghiacciai mostrano le ferite lasciate da un inverno povero di neve ed un’estate calda, forse troppo calda, la seconda dopo quella del 1900!! Abbiamo vari progetti ancora lì che aspettano di uscire dal cassetto ma gli avvicinamenti o le vie di uscita risultano tutti impraticabili o estremamente rischiosi, meglio tenere in salvo la pellaccia, siamo qui a Chamonix da un po’ e ci rimarremo per altrettanto tempo, richiudiamo quindi il cassetto dei progetti, togliamo l’etichetta “estate 2017” e ci attacchiamo quella con scritto “estate 2018”. Mi fa sorridere pensare ai nostri progetti alpinistici ordinati e capitolati dentro schedari mentali, le persone “normali” di solito tengono in ordine le varie cartacce burocratiche, visite mediche e ricevute rigorosamente suddivisi in ordine alfabetico,

noi invece accumuliamo schizzi di relazioni 

immagini di montagne lontane e racconti di alpinisti ed esploratori che ci fanno sognare e ci riempiono di energia positiva.

Ci serve un ripiego per questi ultimi giorni di alta pressione e probabilmente di clima estivo, comincio a rovistare tra i pacchi di relazioni stropicciate, le varie guide del massiccio e la soluzione appare: attraversata della cresta Ovest delle Grandes Jorasses, due giorni sul filo del rasoio con pernottamento al bivacco Canzio.

Partiamo con l’ultima funivia pomeridiana da Chamonix, siamo i soli che salgono, a scendere invece gli ultimi gruppi di turisti giapponesi che ci guardano e ci scattano foto mentre usciamo dalla cabina.

Il piano è quello di dormire ai bagni dell’Aiguille du Midi e partire prima dell’alba per l’attraversata Midi – Helbronner, portandoci fino alla gengiva del Dente del Gigante da dove parte la cresta di Rochefort e successivamente quella delle Jorasses (pernottare all’Aiguille du Midi sarebbe vietato, ma i ragazzi che lavorano lì sono anche loro alpinisti ed hanno la nostra stessa mentalità; se vi dovesse capitare di perdere l’ultima corsa o, come noi, avere la necessità di partire prima della prima corsa da Chamonix ricordate che non siete in rifugio, siate discreti e non lasciate segni del vostro passaggio).

Alle 4:15 lasciamo l’Aiguille du Midi, c’è un vento gelido, guardo verso il basso e mi perdo tra le luci che illuminano le piccole vie di Chamonix, sono ancora tutti al caldo delle loro coperte lì in basso, qua su, invece, si sta già faticando da un po’: file di frontali che salgono lungo la via normale del Tacul disegnano costellazioni improvvisate lungo la buia parete, gli abitanti delle tende sotto al rifugio del Cosmiques intenti in una vestizione o preparazione dello zaino in uno spazio forse troppo piccolo per i loro corpi, regalano giochi di luce dall’interno di quei teli colorati.

Avvicinamento al Dente del Gigante - alba
Stefano Ragazzo

Intanto si cominciano a vedere anche le varie flotte che dal Rifugio Torino si incamminano verso il Dente, il sole inizia a regalarci le prime luci, il vento sembra essersi calmato e la temperatura alzata.

Raggiungiamo la gengiva del Dente e ci inoltriamo lungo la cresta di Rochefort cominciando a percepire le prime sensazioni di esposizione che ci accompagneranno costantemente fino al giorno successivo.

Attacco Dente del Gigante
Stefano Ragazzo

Quasi al termine della cresta di Rochefort il meteo cambia all’improvviso, sembra di essere su uno spartiacque, a sinistra lato Chamonix non si vede più nulla, tutto è immerso nelle nuvole ed il vento comincia a farsi sentire in maniera importante, a destra invece, Courmayeur sembra godersi in tranquillità il sole che la riscalda in questa mite giornata di fine estate.

Continuiamo lungo la cresta che a volte si fa rocciosa per poi ritornare nuovamente nevosa, in alcuni punti barcolliamo tra le nuvole per cercare di capire la giusta direzione, le nuvole si muovono veloci intorno a noi, tanto che per qualche secondo ci lasciano intravedere la grande parete Nord delle Grandes Jorasses: è veramente imponente, guardo Silvia e nei suoi occhi leggo bene i suoi pensieri, probabilmente gli stessi che lei legge nei miei, nell’occhio sinistro c’è scritto Cassin, nel destro Colton-McIntaire.

Cresta
Stefano Ragazzo

Bando al romanticismo, il vento è sempre più forte, acceleriamo il passo, vogliamo raggiungere al più presto il Bivacco Canzio e metterci al caldo, di clima patagonico ne abbiamo già abbastanza. Ovviamente,  per colpa del vento metà delle doppie per scendere nella sella dove si trova il bivacco si incastrano e ci sembra la classica lotta di Don Quixote contro i mulini a vento.

Intorno alle 13:00 raggiungiamo il bivacco, nemmeno il tempo di toglierci lo zaino ed il Jetboil è già accesso per un tè bollente.

Il pomeriggio e la notte passano tranquille dentro il bivacco, non è lo stesso invece fuori, dove il vento continua a soffiare e le nuvole restano basse.

Intorno alle 6:00, con le prime luci usciamo dal bivacco, il sole sorge ed il cielo sembra promettere una giornata serena, forse oggi ci darà tregua. Risaliamo Punta Young con le mani ed i piedi completamente gelati, con qualche maledizione ed imprecazione guadagniamo la cima e finalmente ci bacia il sole, il sangue ricomincia a circolare ed il motore che fino a lì sembrava ingolfato si rimette in moto, partiti!

Su e giù, arrampica, disarrampica, togli i ramponi, metti i ramponi, usa la picca, usa le mani, roccia, neve, ghiaccio, sole, ombra, caldo e freddo. Una vera e propria cavalcata in cresta, bellissima, con un panorama limpido e sereno a 360 gradi. Arriviamo alla Punta Whymper, qualche valutazione veloce sulle condizioni e decidiamo di andare fino in cima e scendere lungo la via normale, il cielo comincia a coprirsi come il giorno precedente, questa volta però dal lato italiano, sembra sapere esattamente dove vogliamo andare e volerci mettere il bastone fra le ruote.  Saliamo l’ultima rampa di neve e ci siamo, Punta Walker, vetta delle Grandes Jorasses.

Non perdiamo troppo tempo ed iniziamo la discesa di nuovo immersi nelle nuvole, arriviamo sotto il grande seracco e fortunatamente il sole ritorna a splendere, la discesa è un po’ laboriosa in quanto si cambia assetto più volte, passando dalla conserva alla discesa in corda doppia, tutto fila via liscio ed arriviamo sani e salvi alla morena dove termina il ghiacciaio ed inizia la traccia che porta prima al Rifugio Boccalatte e successivamente a Planpincieux.

Arrivati alla civiltà con le ultime luci ci si pone davanti un problema non da poco, ritornare a Chamonix!

Nessun problema, fuori il dito et voilà! Prima una gentilissima signora di Courmayeur ci porta alla funivia Skyway e poi un ganzissimo signore svizzero con il suo super furgone ci accoglie a bordo e ci fa attraversare il confine senza volerne sapere di accettare nemmeno un soldo per pagare il traforo.

Alle 22:30 siamo a Chamonix, al sicuro e al caldo del nostro furgone, con le ascelle puzzolenti e le gambe doloranti, ma con mezzo chilo di spaghetti che bolle in pentola!

Si chiude così un’altra lunga giornata, una giornata di quelle giuste, con le batterie delle gambe scariche ma con quelle del corpo piene; e per corpo intendo anima, intendo cuore, intendo tutto quel complicato meccanismo di subconscio che si nasconde dentro noi stessi, che ci spinge a legarci attraverso un cordone ombelicale al nostro compagno di cordata, che sia esso un amico, la fidanzata  o un perfetto sconosciuto trovato al pub la sera prima mentre eri ubriaco.

Spesso mi interrogo su cosa ci spinga ad essere così, su cosa ci spinga a salire lassù..

Mi guardo intorno, vedo coetanei che fanno famiglia, altri lavorare in maniera ossessiva per mettere da parte i propri risparmi per il futuro e vivere una vita senza rinunce. Forse è proprio per tutto questo che saliamo lassù no? Per scappare, per fuggire dalle regole che questa società ci impone, per essere liberi e per guardarci allo specchio e non vedere uno zombie distrutto da 10 ore di ufficio. Vogliamo scalare, vogliamo correre, vogliamo lavarci nei torrenti ghiacciati, vogliamo dormire sotto le stelle rannicchiati in una scomoda cengia in una montagna dall’altra parte del globo, vogliamo entrare in contatto con la natura e fare parte di essa.

Mi piace pensarla con l’espressione del mio caro amico Domenico: “Siamo solo dei fottuti Punk!”

 

Gli Autori di questo articolo: Stefano & Silvia

Gli autori di questo articolo: Stefano & Silvia
Bernhard Hörtnagl

Silvia Loreggian e Stefano Ragazzo, classe 90 per lei e 91 per lui. Entrambi Padovani e appassionati di montagna: scalata, alpinismo, sci alpinismo e ghiaccio. Insieme hanno condiviso tante salite e avventure. Stefano sta attualmente seguendo il corso per diventare Aspirante Guida Alpina e Silvia seguirà presto le sue orme. Qui sotto, una lista di alcune delle salite che hanno affrontato insieme.

Clicca QUI per leggere blog di Stefano.

Integrale di Peuterey - Monte Bianco (TD+4500m)

Voyage Selon Gulliver - Grand Capucin (7a+)

Via attraverso il pesce - Marmolada (IX)

Tempi Moderni - Marmolada (VII+)

Rondò Veneziano - Torre Venezia (IX-)

Mouline Rouge - Roda di Vael (IX-)

Intifada - Ratikon (7a+)

Fitz Roy - Supercanaleta (80° 5+ 1600m)

Aguja Poincenot - Whillans Cochrane (5+ 70º M5 550m)

 

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