Come prendersi CURA DELLE MANI : 6 pratici consigli

Vi sarà certamente capitato di ritrovarvi dopo il primo giorno di bouldering a Fontainebleau a fare la conta degli strati di pelle delle dita che avete perso. Se poi vi piace fare vie lunghe da 50 tiri o siete falesisti incalliti, o se non vi stancate mai di schiaffare volumi indoor è lo stesso, l’antifona l’avete capita.

Bene, oltre ad essere di fronte a un fenomeno molto spiacevole avete a che fare con un vero e proprio problema.

Sì, perché vi rimangono due possibilità: o scalate ugualmente anche il giorno successivo (ritrovandovi alla sera con salsicce di Praga per polpastrelli) oppure siete costretti ad attendere la ricrescita della cute martoriata.

Sia ben inteso: il consumo della pelle e le piccole escoriazioni non sono l’unico problema. Anche l’accumulo e l’indurimento della cute possono rappresentare un motivo di preoccupazione: i calli non sono sempre utili! Non dimentichiamo poi la secchezza che l’utilizzo prolungato della magnesite procura. Quindi occhio: state perdendo il controllo. O meglio, la vostra attività preferita sta avendo il sopravvento sul vostro fisico. È giunto il momento di informarvi e prevenire il peggioramento –o il manifestarsi– di questo problema.

 

Mani da scalatore #climberhands

 

In questo breve articolo ci concentriamo sul mantenimento in buono stato della pelle delle vostre dita. Partendo dal presupposto che le mani sono un elemento chiave del fisico del climber – e che la loro salute e solidità vi consente di praticare lo sport che più vi piace – vogliamo regalarvi alcuni consigli. Anzi, più che di consigli si tratta di vere e proprie best practices tramite le quali eviterete una serie di spiacevoli inconvenienti. Tratto da: l’enciclopedia del climber malandato

 

1) NASTRO

"Tape" o nastro per le dita

Il primo accorgimento che uno scalatore deve tenere a mente è relativo all’utilizzo del nastro. Partiamo dal solido assunto che il nastro serve in particolare per quando ci si infortuna – se avete dita sane e forti non avrete mai sentito la necessità di utilizzarlo (meglio così).

Senza entrare nello specifico dell’utilizzo del nastro pro o contro gli infortuni, ma attenendoci alla cute, possiamo dire che il nastro ha una validità incredibile in tema di mantenimento della vostra pelle. Se passate un sacco di tempo appesi al trave o se ci siete rimasti sotto con il vostro progetto storico su rasoi, è probabile che la cute sia consumata e dolente. A questo proposito, è consigliabile adottare sottoli strisce di nastro per coprire le zone più danneggiate– solitamente i polpastrelli. L’importante è che l’applicazione avvenga prima che vi tagliate! Quindi occhio, se volete scalare ancora oggi, e ancora domani, e ancora dopodomani, cercate di prevedere i punti in cui state per aprirvi, con precise e furbe applicazioni di nastro. Sul mercato sono oggi disponibili diversi nastri specifici per la scalata, vi tocca solo scegliere. Cosa aspettate?
 
 
 

2) CREMA/OLIO

Creme e balsami per la cura delle mani

Se non avete seguito il consiglio N.1 – o semplicemente se siete masochisti – è possibile che i vostri polpastrelli siano conciati parecchio male. In questo caso, se volete velocizzare la guarigione e la rivitalizzazione della vostra cute, avete un’altra soluzione. Vi ricordate il discorso relativo a sport e tecnologia che vanno di pari passo? Beh, in questo contesto è un altro binomio a tornarvi utile, quello tra MEDICINA e SPORT! Esistono oggi creme, unguenti, olii e balsami che sono ideati e perfezionati proprio per l’abrasione e il consumo eccessivo della pelle. Ma non solo, tali prodotti sono validi anche per guarire in fretta dai piccoli tagli che vi procurate quando andate a provare il vostro progetti, con -2 gradi e la frontale alle 3 del mattino per trovare l’aderenza migliore. Insomma, prodotti come la crema ClimbOn e CrimpOil garantiranno un ottimo antidoto ai problemi appena descritti. Ragazzi, la stregoneria non va più di moda, perciò per acquistarli non ci sarà il caso di contattare il vostro sciamano di fiducia, basta seguire una normale procedura d’acquisto online. PS: potete anche usarli in maniera preventiva, la sera prima di andare a scalare è il momento migliore. Una notte intera è perfetta per far sì che i prodotti vengano assorbiti. PS(II): utilizzare l’Attack per rimarginare i tagli non è una brutta soluzione, però attenzione: non è proprio una genialata in quanto non è fatto per la pelle, ma più per il vostro comodino…

 

3) CARTAVETRO

Cartavetro

I tuoi amici ti danno del climber incallito? Allora questo piccolo accorgimento già lo conoscerai. Per tutti gli altri invece spendiamo qualche parola. Grandi volumi di scalata portano la pelle delle mani a irrigidirsi e indurirsi: è il preludio dei calli.

Avere una mano callosa – sia chiaro – non è un male, provate a prendervi uno schiaffo da Sean Mccoll. Non scalare per un po’ e ritrovarsi ad avere la pelle come il sedere di un neonato, questo sì che è un grande problema. Tuttavia, il perdurare di queste formazioni cutanee può risultare scomodo e doloroso – oltre che essere pericoloso. In caso di lancio sbagliato, o di movimento dinamico su una brutta presa con perdita dei piedi e conseguente sbandieramento, potrebbe alzarsi tutto in un colpo, o crearvi una piaga, il tutto con buon spargimento di sangue.

La soluzione? Basta dotarsi di una limetta da unghie – o se passate davanti a un ferramenta, acquistare un pezzo di carta vetro con grana media. Grattate dolcemente la cute ai lati del callo dove probabilmente si saranno formati alcuni taglietti e riducete al massimo la protuberanza della pelle secca. Il gioco è fatto!

 

 

4) GUANTI

Guanti

Un altro importante momento della climbing life è rappresentato dalle pause. Si avete capito bene, da quei momenti in cui non state scalando. Ed è proprio questo il punto. Tra un blocco e l’altro, tra un tiro e una sicura, tra un sorso di birra e una barretta energetica – anche se non fa freddo – mettetevi un paio di guanti! Le mani si usurano e qual miglior modo per proteggerle se non un guanto? Semplice e intelligente. In più, si manterranno in temperatura per il giro dopo.

 

5) ALLENAMENTO

Indoor bouldering

Avete un muro a casa? O i gestori della palestra che frequentate vi lasciano tracciare qualche blocco? Allora è probabile che vi sia capitato di riprodurre (o almeno ci avete provato) l’ultimo vostro progetto outdoor su resina. L’obiettivo è potersi allenare su un passaggio particolare anche quando non potete fare una puntatina in natura. Bene, considerando che vi starete allenando a un ritmo costante e deciso – se non lo chiudete sposterete presto la residenza presso un centro di igiene mentale – sarà inevitabile che la pelle dei vostri polpastrelli si usuri parecchio. Il consiglio è di tenere a mente un importante dato. Invece che riprodurre perfettamente e in ogni minimo particolare il boulder outdoor – prese super invasive comprese – è  sufficiente aumentare l’inclinazione del muro e utilizzare prese leggermente più buone e meno traumatiche. In questo modo il training rimarrà produttivo e conservativo.

Allo stesso tempo: non avrete il grand canyon al posto dei polpastrelli e i tempi di realizzazione si dimezzeranno.

 

6) ALLENAMENTO II

Bouldering a Fontainebleu

Last but not least  vi proponiamo un ultimo consiglio sempre relativo alla fase di training, ma non solo. È risaputo che il climbing è composto per il 50% dalla bestialità che è presente nella vostra anima. Tuttavia questa attività non è solo una questione di forza bruta. Uno sport implica particolari accorgimenti e attenzioni che sono impliciti se si vuole vivere una passione al 100%.

Il tip è molto semplice, quando vi allenate – ma anche quando siete all’aperto con gli amici – non insistete stupidamente e testardamente sulla stessa prensione. Una sessione di scalata oltre ad essere un momento di allenamento e progressione, deve anche includere una buona varietà di esercizi. Lavorare sempre sulla stessa tacca o presa – oltre che risultare noioso e controproducente – può danneggiare la vostra pelle inutilmente.

 

L'autore di questo articolo: Davide

L'autore di questo articolo: Davide D.

"Educato alla montagna e alla ricerca di nuove sfide fin da tenera età. Adotta l’outdoor come stile di vita e si dedica alle nobili arti del bouldering e dello snowboarding. Convinto sostenitore del mantra “no arcuing”, combatte gli infortuni - e strizza le tacche - non avvalendosi dell’aiuto del pollicione. Irriducibilmente appassionato di equipaggiamenti e hardware montano"

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