EL CHALTEN Climbing: Istruzioni d'uso

Qualsiasi appassionato di alpinismo avrà certamente sentito nominare El Chaltén, in modo più o meno diretto.
El Chaltén è un paese piccolo e di recente formazione, situato a circa tre ore di autobus dall’aeroporto nazionale di El Calafate.
El Calafate, invece, è collegato ai principali aeroporti sud americani con diversi voli al giorno.

Chi sogna di arrampicare nei famosi massicci del Fitz Roy e del Cerro Torre, fa base a El Chaltén, non ci sono alternative!...anche perchè è l’unico villaggio nel raggio di 300 km.

Presso El Chaltén si trova tutto ciò di cui si può aver bisogno durante l’attesa per la finestra di bel tempo: Si trovano ostelli, hotel, affittacamere, ristoranti, supermercati, farmacie ed i migliori boulder d’Argentina (fondamentali per mantenere le dita allenate durante l’attesa). Occorre invece essere già in possesso di tutto il materiale alpinistico necessario, non vi aspettate di arrivare là e trovare il negozietto di alpinismo local; Non siete a Chamonix! 

Le possibilità alpinistiche sono moltissime, sia per quanto riguarda il ghiaccio che la roccia
La guida di riferimento è "Patagonia Vertical” di R. Garibotti"

Supercanaleta 2
Silvia Loreggian

Le condizioni degli itinerari vanno poi valutate di stagione in stagione e di giorno in giorno, perché le frequentissime precipitazioni ne modificano continuamente la praticabilità. Il clima è ostile, essendo la cordillera esposta alle perturbazioni di entrambi gli oceani, bisogna attendere speranzosi delle finestre di bel tempo e stare poi molto attenti ai cambi improvvisi. 

Quello che trovate di seguito è un estratto dal diario di Silvia che nel Dicembre 2016, insieme a Stefano (il suo compagno), si trovava  proprio là: in Patagonia
La Timeline che ho scelto vi guida attraverso i pensieri di Silvia e la descrizione di quei giorni.
Godetevi le sue parole

 

1 gennaio 2017.. "Da qualche parte sopra l'oceano"

Apro gli occhi e scrivo tutto subito così non dimentico e appena li richiudo riprendo il sogno dallo stesso punto in cui l'ho lasciato.
Sognavo un paesino tanto famoso quanto piccino, nel bel mezzo della Patagonia austral. Un luogo apparentemente normale, ma reso magico dalle ambizioni degli alpinisti che negli anni vi hanno riversato le loro capacità.
Chi viene qui a "toccare" la roccia, la neve e il ghiaccio che circondano le cumbres, poi torna a valle liberato da tanta fatica e concentrazione, alleggerito dello zaino e pronto a ricaricarsi di qualche giorno di attesa e amicizia inaspettata, per poi ripartire appena il tempo lo permette.
Gli abitanti di El Chalten si conoscono tutti tra di loro. 
Fondamentale è stato "il nido" del saggio Tito Ramirez, attorno al cui tavolo ci siamo raccolti con mate, cibo, parole e risate.

Alla prossima ventana non saliremo più lassù in quota, voltiamo le spalle!

Chissà se mai saremo capaci di riaddormentarci esattamente qui, nello stesso materasso umido adagiato sul pavimento di Tito, o se i sogni si sposteranno più a nord, più al caldo.. certamente una notte senza sogni non la vogliamo vivere e da qualche parte ci riaddormenteremo!

 

24 dicembre 2016.. "Supercanaleta"

Partenza ore 7 dall’Hosteria El Pilar. In tre ore siamo a Piedra Negra. Alle 14 sul Glaciar Fitz Roy Norte, esattamente sotto alla linea che ci aspetta domani. Supercanaleta: una canaleta che sale perfetta, bianca, verticale.

Supercanaleta
Silvia Loreggian

25 dicembre 2016.. "è Natale?"

Sveglia ore 23.30. All’una attacchiamo la canaleta. Terminati i 1200 metri di canale, dovrebbe cominciare la parte di roccia, su cui avremmo potuto sgattaiolare via veloci (trattandosi tutto di IV e V), ma si rivela invece molto lenta e difficile perché è tutto ricoperto di neve e ghiaccio e siamo costretti a scalare sempre con ramponi e piccozze. Viene buio e siamo ancora sui tiri. Non si capisce che linea prendere per venirne fuori nel modo più facile possibile e siamo costretti a bivaccare in parete. Il posticino dove siamo è piccolo, ci accoccoliamo con telo termico e sacco da bivacco. Siamo senza cibo, a parte un paio di gel che vogliamo tenere per domani. Fa un freddo insopportabile, chiudiamo gli occhi solo perché non ci arrivi dentro la neve ma di dormire neanche a parlarne. In un modo o nell’altro le ore scorrono, lentissime. Per fortuna la notte patagonica è breve e si affaccia la luce.

 

26 dicembre.. "Non a caso: Santo Stefano"

Ste prova tre linee diverse, finché finalmente ne veniamo fuori attraverso un 6a di fessura molto difficile in dry-tooling. L’estetica è stupenda, con la neve incollata a gruzzoletti sulla roccia. Finalmente siamo alla selletta, mettiamo via le corde e senza indugio corriamo in cima. Ore 12.30 siamo in vetta. Spettacolo ed emozioni indescrivibili. Prima di attaccare le doppie stiamo mezz’ora dietro ad un sasso al riparo dal vento che ha addirittura scaraventato lontano l’ancoraggio di sosta. Poi, dato che la situazione vento rimane invariata, diamo il via all’epopea di doppie che ci porta alla tenda alle ore 21: DISTRUTTI! La troviamo completamente fradicia e montarla col vento è una lotta alla Don Quichotte; Mettiamo giù due picchetti, proviamo ad alzare la paleria, ma il vento scardina via i picchetti appena piantati. Quando finalmente ce la facciamo, mangiamo la riserva di polenta lasciata in tenda e proviamo poi a trascorrere un’altra notte, leggermente meno fredda perché protetti dal vento ma ugualmente insonne perché immersi nel bagnato. Ho paura che domani possa far mal tempo, ma non oso pensarci davvero.

In Vetta alla Aguja Poincenot
Silvia Loreggian

27 dicembre.. "il ritorno"

C’è vento ma non forte e nuvole alte: ottima visibilità. Sciogliamo la neve con dei sali e con quest’unico “nutrimento” nello stomaco ripercorriamo la strada dell’andata. Stefano si addormenta ad ogni (frequente) pausa, io resisto al sonno scovando dentro di me quell’energia che trovi quando pensi di non averne proprio più. Verso le 18 siamo a casa, dove tutto crolla, tutto si spegne e precipitiamo nel silenzio del necessario riposo.

 

El Chaltén, 28 dicembre 2016

Difficile iniziare questa pagina di diario. Difficile trovare le parole giuste, azzeccate e meritate. Le emozioni sono tante, ma ora come ora quella che prevale in assoluto è la felicità. Felicità pura!
Si aggiungono tante altre sensazioni, ad ogni pensiero e ricordo che si affaccia su questi giorni trascorsi per conquistare la cima tanto ambita.
La soddisfazione è grandissima, ancor più sentita perché ci avevamo provato già due volte lungo itinerari diversi, e alla fine è andata per uno diverso ancora, e questa ricerca della strada giusta rende il successo molto più nostro.
Come liberare un tiro a vista o lavorato, dopo una snervante relazione di amore e odio cresciuta con i tentativi.
Non ci sembra vero! Dopo tanta attesa e pazienza per la ventana buona...
E se ripercorro i diversi stati d’animo che mi hanno attraversato durante questo lungo mese nei confronti di queste montagne, a come mi sentivo in termini di voglia e di opinioni contrastanti sull’alpinismo da praticarvi...

...e invece ora la grinta è talmente tanta che avrei voglia di lanciarmi subito in un nuovo progetto

Credo che molta energia arrivi dai complimenti, dalle emozioni e dal sostegno delle persone che ci sono vicine qui nel pueblo quanto nelle nostre case italiane. Qui a casa Ramirez (dove siamo alloggiati) ci hanno accolto tutti con abbracci, congratulazioni, felicidades, una cena pronta..

Finalmente tutto crolla, nudi nel caldo del letto, gli zaini non ancora svuotati ai nostri piedi, un secondo per realizzare la grandiosità dell’impresa e poi la pace. Pace. Pace che dentro si muove, perché siamo alpinisti e subito rinasce la voglia di parete.
ALPINISTI.. sì! Ci sentiamo tali, mettendo da parte la modestia, per una volta.
A dire il vero è molto rilassante non guardare più il meteo dieci volte al giorno, non avere più la pressione di tentare di salire entro lo scadere del tempo di soggiorno, di mantenere un minimo di forma fisica. Però, la voglia di altro è già subito lì pronta per essere sfruttata.

Comesana Fonrouge Aguja Poincenot
Silvia Loreggian

Stefano è stato bravissimo, ha tirato tutta la via a denti stretti. Se inizi il gioco, non c’è alternativa: si va fino in fondo. Diverse volte ce lo siamo ripetuti a vicenda: “Tieni duro! Tieni duro, un pò alla volta, ce la faremo!"
E così è stata! Tra le difficoltà, gli imprevisti e tanto tanto freddo.
Ma la risalita degli ultimi metri su facili rocce è stata magica! Letteralmente! Lottando contro il vento siamo corsi su (e poi giù) verso l’oggetto dei nostri sogni: La cumbre.
Vedere tutto dal punto più alto, pensare a chi credeva nelle nostre capacità, l’abbraccio, la commozione e poi giù veloci. Ci vengono i brividi a ripensarci, è ancora troppo vicino il ricordo fisico. Guardando oggi lassù, verso la cima, provo una grande reverenza, perché so ancor meglio di prima, quanto possa essere complicato raggiungerla...in qualsiasi modo.

 

El Calafate, 30 dicembre 2016

Non voglio lasciare questo luogo. Non voglio voltare le spalle al Chaltén. Imboccare la strada verso Sud, spalle al Fitz e fronte all’aeroporto.
Terra di sogni e ambizioni, fatica, contrasti, gioia, attesa, amicizia. Terra che non avrei mai potuto immaginare così!

Patagonia che mi hai stupito, perché mi hai messo in crisi mille e mille volte

Me e le mie convinzioni, le mie passioni, le mie capacità, la mia grinta. Per poi riaffermarle tutte in un colpo. Mi chiedo ancora come abbiamo fatto a conquistare questa vetta e la verità è che una risposta non ce l’ho, ma so che un senso c’è, eccome! perché questa impresa mi ha mandato via di testa!

La conquista di una montagna è molto di più che un luogo; se poi la montagna si chiama Fitz Roy.. è una conquista di te stesso, di un sogno, di noi due compagni di cordata.

 

Gli Autori di Questo Articolo: Silvia & Stefano

Gli autori di questo articolo: Silvia & Stefano
Bernhard Hörtnagl

Silvia Loreggian e Stefano Ragazzo, classe 90 per lei e 91 per lui. Entrambi Padovani e appassionati di montagna: scalata, alpinismo, sci alpinismo e ghiaccio. Insieme hanno condiviso tante salite e avventure. Stefano sta attualmente seguendo il corso per diventare Aspirante Guida Alpina e Silvia seguirà presto le sue orme. Qui sotto, una lista di alcune delle salite che hanno affrontato insieme.

Clicca QUI per leggere blog di Stefano.

Integrale di Peuterey - Monte Bianco (TD+4500m)

Voyage Selon Gulliver - Grand Capucin (7a+)

Via attraverso il pesce - Marmolada (IX)

Tempi Moderni - Marmolada (VII+)

Rondò Veneziano - Torre Venezia (IX-)

Mouline Rouge - Roda di Vael (IX-)

Intifada - Ratikon (7a+)

Fitz Roy - Supercanaleta (80° 5+ 1600m)

Aguja Poincenot - Whillans Cochrane (5+ 70º M5 550m)

 

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