GUIDA alla redazione di una guida d'arrampicata

Cosa sta dietro alla redazione di una guida di arrampicata?

Per rispondere a questa domanda sarebbe meglio che partissi dalle origini...

Quel giorno me lo ricordo come se fosse ieri, è rimasto nitido nella mia mente.
Premetto che i miei 19 anni è stato il periodo delle scoperte. Ho capito che mi ero iscritto nella facoltà sbagliata e che volevo diventare un fotografo. La scoperta più grande era riconoscere che non avevo la benché minima idea di dove cominciare per mettere in pratica queste rivelazioni profonde.

Quel giorno il caldo torrido estivo scioglieva la vernice dai muri e la condensa annebbiava l’orizzonte, tanto che mi sentivo teletrasportato in un dipinto di Salvador Dalì ( avete presente “La Persistencia della Memoria”? Proprio quello ). Mi arrivò una chiamata del mio caro amico Lux, che mi invita ad andare a scalare in una falesia poco lontana da casa. Lux scalava già da tempo e se la cavava piuttosto bene. Premetto che il muro dove mi fece scalare quel giorno era di pura roccia marcia, unta e piena di scorpioni, ma è il posto perfetto dove portare una persona ad arrampicare per la prima volta. Non sono mai stato un ciclista sfegatato, eppure quel giorno volli andare in falesia in bicicletta, a mezzogiorno, sotto il sole cocente, senza acqua ne berretto. Sono arrivato in falesia distrutto, con un paio di Reebook bianche e dei pantaloni della tuta felpati, il kit del perfetto beginner sfigato (una tristezza incredibile a ripensarci). Quel giorno non scalai nel vero senso del termine, perché rimasi sempre attaccato alla corda.

Quel giorno, nonostante la mia discutibile performance on the wall, è germogliata nella mia mente la sensazione intensa di esplorazione mista a vulnerabilità di cui avevo bisogno. Avevo provato delle emozioni che desideravo assolutamente approfondire. Ho continuato a scalare, sperimentando generi diversi di arrampicata, dalla falesia al bouldering, dalla multipitch all’alpinismo. In questi anni di intensa e ossessiva attività arrampicatoria, fatta di viaggi, fotografie e amicizie, mi sono potuto legare, quasi inevitabilmente, alla Valle del Sarca, alle falesie vicino casa, ricche di storia e miti.

Arrampicare ad Arco - 3

Nel momento in cui mi è stato chiesto dal team di Vertical-Life Climbing App di redigere una nuova guida d’arrampicata sportiva ho sorriso sbuffando, perché se daun lato non vedevo l’ora di cominciare, dall’altro sapevo benissimo a cosa andavo incontro: fotografie nuove, stesura di testi e interviste, correzione di nomi e gradi, ma soprattutto la mediazione con la comunità locale. Quest’ultimo punto era quello che più mi spaventava.

“Un ragazzo di 26 anni dispone dell’esperienza e della credibilità necessaria per scrivere una guida simile?” era la domanda che mi rimbalzava di neurone in neurone. Diciamo pure che ho scrollato le spalle e, rincuorato dal team altoatesino della casa editrice, ho iniziato a lavorarci. E mi sono pure divertito. Se è infatti vero che ognuno porta acqua al proprio mulino, posso dire che noi trentini siamo strani, ma strani in un senso “ figo” del termine. I personaggi che popolano la Valle del Sarca sono originali, ed è probabilmente per questo che mi sento fortunato a vivere in un posto simile. La sua unicità è data dalla persone che la abitano e soprattutto la chiodano.

Arrampicare ad Arco - 2

Ho avuto la fortuna incredibile di ascoltare i più attivi chiodatori della Valle, ripercorrendone la storia in ordine cronologico: da Manolo e Heinz Mariacher che si imbatterono per la prima volta assieme a Roberto Bassi sulla parete liscia della Swing Area, fino ad arrivare alla chiodatura moderna di Danilo Bonvecchio , Gianguido Dalfovo , Fabio Leoni , Rolando Larcher , Diego Mabboni, SauroMerighi, Massimo Faletti e Valerio Ballardini.

Se credete che scalare sia uno sport spesso ingiusto, credetemi, chiodare lo è ancora di più.

Non sono mai stato un chiodatore attivo, ma ho avuto quelle piccole esperienze che mi hanno fatto capire cosa voglia dire trovare una linea, un punto di calata, la voglia di spazzolare, leggere ed intepretare la roccia e, solo alla fine, provare a salirla.

La guida si basa quindi su un solido principio : il rispetto per i chiodatori.
Troppe volte si è caduti in discordie e malumori dovuti alla mancanza di rispetto per coloro che ci permettono di praticare questo magnifico sport. Bisogna far luce e sensibilizzare la comunità verticale sul fatto che se arrampichiamo in un luogo ameno è grazie solo agli scalatori che le vie di arrampicata le attrezzano, di propria tasca e investendo il proprio tempo e la propria passione. Il mio lavoro è consistito nel contattare il maggior numero di chiodatori possibile, non solo per chiedere aggiornamenti sull’esistenza di falesie nuove che volessero rendere pubbliche, ma anche per correggere assieme a loro i nomi, i tracciati e i gradi delle vie esistenti, cioè per creare una guida il più possibile precisa e condivisa con coloro che hanno reso Arco la mecca turistica quello che è oggi.

Arrampicare ad Arco - 1

In questa guida, rispettando la logica della prima edizione, le falesie sono suddivise in 5 zone principali: Arco, Sarche, Trento, Rovereto e le Valli Giudicarie . Ogni zona ha un fascino particolare. Nella Valle del Sarca e nei dintorni di Arco il numero di falesie è molto grande e sono tutte relativamente vicine, un vantaggio da non sottovalutare. Le zone di Trento e Rovereto sono state ampiamente allargate con nuove falesie da scoprire e soprattutto da scalare. Le Valli Giudicarie offrono refrigerio nelle giornate più calde, oltre ad una natura incontaminata ai piedi del Gruppo del Brenta. Per facilitare la scelta di una falesia piuttosto che un’altra sono state inserite informazioni in merito al tempo di accesso, la quota, l’esposizione e il periodo migliore di arrampicata, nonostante occorra sempre tenere conto delle previsioni del tempo e delle condizioni climatiche nel momento della scelta. Ci sono poi falesie particolarmente adatte a famiglie e principianti.

“Arco” è la seconda edizione della guida Best of Arco , redatta da Manuel Senettin e Thomas Hofer e realizzata Vertical Life. L’intera libreria di informazioni di cui Vertical Life dispone è facilmente fruibile attraverso l’apposita Climbing-App su smartphone o direttamente dal sito www.vertical-life.info.

Vorrei terminare questo articolo tornando alla domanda con la quale esso si apre. “Cosa sta dietro alla redazione di una guida di arrampicata?”
Probabilmente la sola interminabile passione che si ha quando si vuole provare a fare qualcosa di bello. Se poi un simile progetto è condiviso, diventa magnifico.

Ringraziamenti:

Il ringraziamento principale va alla casa editrice e alle menti di Arno Dejaco, Matthias Polig e Maria Hilber, per avermi dato fiducia e avermi fatto credere di essere all’altezza di questo compito e a Egon Larcher per aver pazientemente impaginato questa guida nel corso di questi mesi, con tutte le innumerevoli modifiche del caso.

Ringrazio tutti i chiodatori che hanno speso il tempo, il denaro e la propria travolgente passione per un unico elemento che unisce la comunità: la scalata. Il loro contributo a questa guida è stata la base solida di questo lavoro. La loro fiducia nei miei confronti rimane indelebile. Un grazie sincero a coloro che maggiormente mi hanno aiutato e supportato nella redazione di questa guida (nella speranza di non aver dimenticato nessuno): Maurizio “Manolo” Zanolla, Heinz Mariacher, Danilo Bonvecchio, Gianguido Dalfovo, Fabio Leoni, Rolando Larcher, Sauro Merighi, Massimo Faletti, Valerio Ballardini, Diego Mabboni, Mauro Mabboni, Michel Ghezzi, Tiziano Buccella, Michele Bort, Alessio Miori, Roberto Parolari, Alessandro Beber, Simone Banal, Nicola Parziani, Andrea Pandini, Nicola Dallatorre, Cristiano Casagranda, Alessio Tait, Luca Onorevoli, Loris Manzana, Roni Andres, Jiri Leskovian, Alessandro Gandolfo, Marco Faes, Geremia Vergoni, Giampaolo Calzà, Franco Scandolari, Matteo Faletti, Matthias Knaubert, Alberto Sartori, Giovanni Cozzio, Stefano Ghisolfi, Sara Grippo, Severino Scassa, Laura Giunta, Ivan Miorandi, Stefano Salvaterra, Andrea Zanetti, Corrado Baratto, Peter Moser, Camilla Piva, Cesar Grosso, Luca Forti, Daniele Giacomoni, Silvio Reffo, Gabriele Moroni, Angelo Seneci.

Un altro doveroso grazie va a tutti i numerosi fotografi, professionisti e non, che hanno deciso di aderire al progetto: Giampaolo Calzà, Andrea Pandini, Roni Andres, Alessandro Castelli, Angelo Davorio, Nicola Trenti, Sara Grippo, Michele Bort, Stefano Ghisolfi, Andreas Muhler, Alessandro Beber, Severino Scassa, Laura Giunta.

Un altro ringraziamento in particolare va agli amici di sempre Luca Gasperi, Luca Forti, Daniele Giacomoni e Valerio Ballardini, senza i quali, almeno per me, la scalata avrebbe un sapore meno dolce. 

Arrampicare ad Arco - Amici
 

L'autore di questo articolo: Matteo Pavana

L'autore di questo articolo: Matteo Pavana

Fotografare, filmare e raccontare il mondo con sincerità, dal proprio punto di vista, sono qualità che apprezzo molto in una persona. Matteo ha scelto un mondo verticale per dare sfogo a sensazioni profonde e alle geometrie dei propri pensieri. Le sue produzioni sono modellate sull’alternarsi di modelli gravitazionali ed emotivi, con la sincerità e l’umiltà di chi è consapevole che dal mondo dell’esplorazione ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare e da trasmettere. Con un sorriso poi, diventa tutto più facile.”

(Descrizione di: Luca Albrisi)

 

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