Lavorare un progetto boulder al limite Pt.3 - CLIMB

Come promesso nell’ultimo articolo, oggi ci concentriamo su un ulteriore aspetto da considerare nella realizzazione del vostro progetto boulder. L’abbiamo già ripetuto le volte scorse, non importa il grado e non importa il passo che vi trovate davanti. Quando si tratta di alzare l’asticella ciò che davvero conta è essere motivati e concentrati, anche se chiaramente a volte neanche questo è sufficiente. Quello che stiamo ricercando è un mix incredibile di elementi di cui non si ha la certezza della compatibilità reciproca. Non conta che ce lo abbiate come il buon vecchio Rocco: dovete anche saperlo usare al momento giusto.

Ora che siete pronti e consci consideriamo uno degli elementi chiave relativi al tema in questione: IL LATO MISTICO. Non siamo streghe e nemmeno sciamani però ci piace pensare che la dimensione mentale ed emozionale assuma un’importanza imprescindibile.  

Concentrazione

Chi lavora passaggi o tiri per più di qualche sporadica sessione saprà che prima o poi si arriva a quel momento in cui il passaggio lo si ha nelle braccia, ma il chiuderlo rimane una questione prettamente mentale. Si tratta di spingere al 100%, non fare errori di sorta, gestire bene la fatica e soprattutto la parte mentale. E’ qui che sovviene appunto il cosiddetto “lato mistico”, o la “mente vuota del monaco Zen”. L’esperienza ci ha portati a capire che, una volta sistemati gli altri fattori, questa capacità ulteriore, quasi mistica, può innalzare le prestazioni anche di un buon 10%. Non basta tenersi. Il buon Luzan Matyas si è costruito una replica di Action Directe sul muro (video qui), si è allenato come un pazzo per mesi, poi appena giunto in Frankenjura si è infortunato il primo giorno della trasferta.  

Ognuno ha i suoi metodi. Quello di chi scrive è, dopo un adeguato riscaldamento, ripassare prima le sezioni o i passi chiave, scalandoli dapprima dal vero (se possibile) infine mentalmente. Nulla deve essere lasciato al caso.

Dopo il ripasso prendiamoci un bel riposo, spazzoliamo alla perfezione le prese e gli appoggi, fino al momento del tentativo buono.

Se riusciamo piazziamo una videocamera o uno smartphone a riprenderci nel tentativo, non solo per un avere un bel ricordo nel caso lo dovessimo chiudere, ma anche per un’attenta analisi post scalata se continueremo a cadere. Nulla fa meglio di riguardarci attentamente su uno schermo, per capire le nostre lacune.

Quando sentiamo che è il momento buono per stampare allora sediamoci, svuotiamo la mente, respirando immobili per almeno 30 secondi senza pensare al passaggio in sé, per poi partire, lasciando parlare solo il corpo. Se abbiamo metabolizzato bene il passaggio, il corpo troverà il giusto flusso temporale dei movimenti e parlerà al posto della nostra mente da scimmia.

Arriveremo così al punto chiave del passaggio, in cui potremo e dovremo riiniziare a pensare, fornendo al corpo un extra power. E’ proprio il pensiero fortissimo e intenzionale “sì, questa volta lo stampo”, magari accompagnato da un urlaccio del tipo hardcore porno alla Ondra, mantenendo la concentrazione sulle prese che si hanno in mano, che ci dà quel quid in grado di portarci oltre al crux.

Se poi passato il crux il problema è ancora lungo o interviene un fattore di resistenza, è possibile che si arrivi alla famigerata sezione finale in cui saremo talmente cotti che solo la nostra tenacia riuscirà a tenerci in groppa al passaggio, portandoci in cima. - Ora non mi stacco più - questo è il pensiero che ci deve accompagnare in quel caso, solo questo. Se avete degli amici, degli spotter, fateli urlare. Nulla tiene su due braccia ghisate più degli incitamenti di amici veri. Se siete da soli, il farvi un video è uno di quei fattori che, se da un lato può mettervi pressione, dall’altro può darvi quel piccolo incentivo da “pubblico silente”, per spingervi a portarvi a casa il progetto.

Gli amici

Questo dando per scontato che oramai siate giunti ad essere in grado di gestirla, la pressione, senza avere un’eccessiva “paura del successo” (altra brutta bestia abbastanza difficile da affrontare, ma qui non siamo psicologi quindi la tralasciamo,  in parte).

Detto questo, ognuno ha la sua tattica, o la svilupperà con l’esperienza, basta che sia buona per portarlo in cima. Le sfide su roccia sono completamente personali. Tornando alla questione “paura del successo”, considerate che anche il successo stesso è solo ed esclusivamente personale, dando per scontato che Ondra e la Shiraishi non ci stiano leggendo. Un 7b vale come un 8b, la soddisfazione nel chiuderlo è tutta nostra, personalissima, e ce la meritiamo, così come la sfida è sempre e solo con noi stessi. E’ vero che se stampiamo una raffica di 8a magari la 5.10 ci passerà un paio di scarpette, il nostro profilo instagram avrà un centinaio di visualizzazioni in più, ma scusate se vi dico.. chi se ne frega! Davvero pensate che sarete felici con un paio di scarpette regalate, il miraggio di uno sponsor o la luce effimera di un post di successo sui social che un mese dopo nessuno più si ricorderà?

 No, la vera soddisfazione è quella di essersi ribaltati su quel masso, dopo tanti tentativi e allenamento, soddisfazione che vi rivivrete tutta, dal primo all’ultimo istante, davanti al caminetto in una serata d’inverno con un brandy in mano, ancora e ancora per tutta la vita (Alzheimer e cirrosi epatica permettendo). La vera soddisfazione sarà tirare fuori quell’esperienza quando vi servirà in futuro.

- Se ce l’ho fatta a tenere duro e stampare quel blocco che ho provato per due anni posso gestire quel mio collega fuori di testa, o gestire la pressione dell’esame di Analisi, o non farmi prendere dallo sconforto quando dovrò affrontare un turno di lavoro massacrante o affrontare la paura del successo quando sarò coinvolto in un threesome -  

Inoltre, non mettiamoci troppa pressione. Il passaggio non è purtroppo un threesome, ma di buono ha che rimane lì ad aspettarvi. Ripetiamocelo ancora: il percorso che ci porterà a chiudere un blocco al limite è un’esperienza di tenacia che ci accompagnerà tutta la vita, un insegnamento che ci ricorderemo, che venga coronato o meno dal successo. Forse non ricorderemo bene “quella bella scampagnata con amici dove ho provato 350 passaggi”, ma ricorderemo “il mazzo che mi sono fatto per portarmi a casa quel tetto su tacche di 7b+”, tenetelo a mente.

E ricordiamoci che, anche quando un passaggio è chiuso, bisogna ringraziarlo, pulendo le prese ed eliminando i segni di magnesite inutili, oltre che portando a casa tutta la nostra eventuale spazzatura.

Solo allora saremo seriamente liberi di ubriacarci come delle scarpe marce per festeggiare, cosa che, probabilmente, i pro non si possono permettere, ma noi sì!

Gli autori di questo articolo: Davide & Jerome

Davide D. & Jerome Doukakis (pseudonimo di Paolo Bertolotto) sono i nostri esperti di Bouldering. Appassionati di scalata da una vita, condividono idee e km di roccia. Attenti al dettaglio e feticisti dell'attrezzatura, non si lasciano sfuggire nessuna novità in materia di scarpette.

Gli autori di questo articolo: Davide & Jerome
Alice Biscaglia

 

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