TEST VERTICALE: Black Diamond Venom Ice Axe

Una piccozza multi-uso in cui i robustezza e leggerezza si incontrano. Probabilmente è la piccozza che molti alpinisti/sci alpinisti adoreranno per la sua incredibile versatilità: ideale per terreno misto (neve morbida - dura - roccette) e per passaggi tecnici in cresta. Come per qualsiasi piccozza che si rispetti, la nuova Venom Ice va a sostituire il modello precedente con un design completamente rinnovato ed è disponibile in due versioni: martello robusto o paletta classica (a seconda anche delle esigenze di cui l’alpinista/sci alpinista ha bisogno).

 

Descrizione

La Venom Ice Axe è la combinazione della precisione di un attrezzo di ghiaccio con la classica funzionalità di una piccozza da alpinismo, ma non solo. Infatti La Venom Ice può essere la soluzione ideale per escursioni tecniche di sci alpinismo, per percorsi classici su ghiacciaio o moderate scalate di neve con brevi passi impegnativi. 

Di seguito le features più rappresentative:

- Testa in acciaio inox con paletta o martello integrato

- La costruzione intercambiabile è compatibile con tutti i puntali BD

- Albero angolare asimmetrico con impugnatura integrata per movimentazione ergonomica

- Il martello viene fornito con lama Mountain Tech, la paletta invece con lama Mountain Classic

- Pommel regolabile FlickLock

- Certificato Cen-B

 

Specifiche Tecniche

- Peso: Martello: [50 cm] 517 g - [57 cm] 547 g

- Adze: [50 cm] 514 g - [57 cm] 545 g - [64 cm] 574 g

- Pick: [Hammer] Mountain Tech; [Adze] Mountain Classic

- Testa: acciaio inossidabile

- Albero: Alluminio

- Grip: doppia densità

 

Test

Affinché potessimo provare la veridicità delle proprietà della Venom Ice, il mio amico Ale ed io abbiamo deciso di provarla in un canale classico delle Dolomiti: il mitico Canalone Neri.

“La via supera il grandioso canalone ghiacciato che dalla vetta della Cima Tosa scende dritto e ripido a Nord, separando il massiccio della Tosa da quello del Crozzon di Brenta e sfociando a formare la Vedretta del Crozzon, che si apre a ventaglio. L’ascensione si piò considerare la più bella del genere delle Dolomiti.”

(Gino Buscaini – GMI Dolomiti di Brenta)

Canalone Neri - Dolomiti di Brenta

Il Canalone Neri prende il nome da colui che ne ha compiuto la prima ascensione (in solitaria), Virgilio Neri nel 1929. Ne sono susseguite la prima invernale nel 1953 da parte di V. Marchetti e F. Susatti e la prima discesa con gli sci da parte di H. Holzer e A. Tscholl nel giugno del 1970. Il Neri è considerato da anni una grande classica delle Dolomiti, probabilmente una delle linee più estetiche e ovvie che si possono trovare nelle vicinanze, una lingua di neve che scende con i suoi 45° costanti con picchi di 55°-60° gradi nei tratti più ripidi, situati in corrispondenza del cosiddetto “ginocchio”, un salto di ghiaccio vivo ben visibile già a partire dalla stagione primaverile inoltrata. Le temperature basse e il forte vento da Nord delle giornate precedenti sono il presupposto ideale per me e Ale di sentirci velocemente al telefono e decidere che quella sarebbe stata la nostra prima vera uscita stagionale, come banco di prova per le grandi vette estive. La decisione, oltre ad essere ovvia per le condizioni meteorologiche favorevoli, la stavo covando da tempo (un anno e forse più) e la scusa di avere un test da fare su un paio di piccozze mi sembrava un’occasione troppo golosa per non essere colta.

La salita attraverso il Canalone Neri e il rientro dalla Via Normale (Migotti) mi sembravano il terreno perfetto: condizioni di neve diverse su inclinazioni varie e inaspettati passaggi tecnici.

Sia Ale che io abbiamo usato le Venom Ice durante l’intera salita, in maniera tale da poter avere un confronto a fine giornata durante il rientro. Alla fine le impressioni sono state le stesse e cercherò di riassumervele in maniera sintetica e precisa.

Piccozza Venom 2

La Venom, come già accennato nell’introduzione, è un piccozza multiuso, volta a ricoprire una larga scala di necessità per alpinisti e sci alpinisti. Durante l’utilizzo del test sono state utilizzate due piccozze di lunghezza 50cm (non 57cm) e subito sia Ale che io ci accorgiamo che questa misura è limitante nella prima parte del canale, in culla pendenza è ancora dolce (tra i 35°/45°). La misura di 50cm, soprattutto su pendenze lievi, è forse un pò troppo corta e la schiena ne risente presto. La questione si capovolge nel momento in cui la pendenza aumenta (tra i 45°/60°) e la compattezza della piccozza torna tutta a nostro favore.

Piccozza Venom 1

Ci aspettavamo di testare la piccozza anche su ghiaccio in corrispondenza del “ginocchio”, ma ciò non è avvenuto a causa della neve che lo ricopriva (quasi) completamente. Le condizioni della neve erano diverse a seconda della parte del canale in cui ci trovavamo: neve dura come marmo alternata a neve leggermente più polverosa, probabilmente per effetto del vento, senza contare la neve bagnata e pesante nella parte di rientro dal canale. L’impressione che abbiamo avuto entrambi è che la Venom Ice sia una piccozza aggressiva con un buon supporto in punta e una straordinaria ergonomia sul manico, grazie alla doppia mescola e all’apposito Pommel FlickLock, al quale occorre prestare attenzione in fase di chiusura, prendendosi cura di inserire la il filetto metallico nello scanso apposito (in caso contrario il Pommel non si chiude). 

Piccozza Venom 3

 

Arrivando al dunque. Qual è il terreno di miglior applicazione per la Venom Ice?

Possiamo affermare con certezza che la Venom Ice si adatta molto bene a pendii ripidi e in parte ghiacciati, soprattutto se si utilizzano in coppia. Probabilmente non è la soluzione preferita per gli amanti della leggerezza, soprattutto sci alpinisti, ma per coloro a cui non importa avere qualche grammo in più sulla schiena è altamente raccomandata.

L'autore di questo articolo: Matteo Pavana

L'autore di questo articolo: Matteo Pavana

Fotografare, filmare e raccontare il mondo con sincerità, dal proprio punto di vista, sono qualità che apprezzo molto in una persona. Matteo ha scelto un mondo verticale per dare sfogo a sensazioni profonde e alle geometrie dei propri pensieri. Le sue produzioni sono modellate sull’alternarsi di modelli gravitazionali ed emotivi, con la sincerità e l’umiltà di chi è consapevole che dal mondo dell’esplorazione ci sia sempre qualcosa di nuovo da imparare e da trasmettere. Con un sorriso poi, diventa tutto più facile.”

(Descrizione di: Luca Albrisi)

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